1. Parma, una mattina di metà marzo

Laura cammina spedita, ampie falcate, appoggio sicuro. È femminile in tutto e per tutto: aggraziata e seducente nel volto, tra i capelli, nello sguardo, nel modo di vestire e di scegliere i colori, ma nel passo… Sembri un alpino le dicono le sue tre amiche, si fatica a starti dietro, io ci rinuncio, ci vediamo là! Allora, lei tenta di rallentare, si mette a contare i passi, ma è come se le gambe faticassero a star dietro ai buoni propositi, come se fossero percorse dall’elettricità.

Ha sempre saputo di avere la mente fine e minuziosa della scrittrice e le gambe agitate di un maratoneta. Ma oggi non deve aspettare nessuno, oggi può seguire il suo ritmo; non c’è Viviana a dirle: hai il passo di un alpino, mi fai venire la tachicardia; o la sua amica Silvia arrampicata sui trampoli e fasciata in qualche tubino stretch; gli zoccoli li porto fin troppo in corsia, quando svesto i panni del medico voglio essere una femmina da urlo.

La primavera sembra aver fretta di arrivare quest’anno, le fronte degli alberi crescono rapidamente, come funghi dopo una notte di pioggia, rinfoltendo i rami rinsecchiti dei frassini e degli ippocastani. Da qualche cespuglio lungo la strada fanno capolino corolle lilla, gialle, rosa cipria e l’aria è vispa e frizzante, presagio di qualcosa che sta per rimettersi in moto.

Sarà il riscaldamento globale, il buco nell’ozono, la terra che (povera stella) sta uscendo di testa pure lei, ma quel clima temperato e l’ultimo mansueto inverno di cui Laura ha un vago ricordo, non le dispiacciono affatto. La sentisse Viviana, la sua amica ecologista-animalista-attivista-ista-ista… sai che ramanzina!

Laura cammina di fretta, infilata in un impermeabile verde mela stretto in vita da una cinturina in tono, stivaletti in eco pelle color melanzana allacciati fino a metà polpaccio, un foulard che è un caleidoscopio di colori freddi e pastellati, i capelli biondi e ricci lungo le spalle.

Cammina avvolgendo con lo sguardo tutto ciò che incontra: il volto assorto dei passanti, un cane al guinzaglio che annusa e perlustra, le scarpe rosso lacca di una signora di mezza età che barcolla sui ciottoli come una matriosca ubriaca, le vetrine illuminate che espongono manichini anoressici dai volti stralunati, le ultime occasioni da non lasciarsi scappare, i pasticcini variegati in bella mostra, le ruote delle biciclette che le sfrecciano accanto mettendo a dura prova i suoi riflessi, gli uomini chini sui loro cellulari. Possibile, gli uomini trascorrano più tempo a smanettare i loro telefonini, che a toccare le tette delle loro donne? E poi, non lamentatevi delle corna, signori!

Laura scorge la grande Piazza con al centro il Condottiero dei Due Mondi a vigilarla, il giallo barocco del Palazzo del Governatore, la torre che sfreccia verso il cielo terso.

Sa di essere una privilegiata a vivere lì, ultimamente se lo ripete spesso, sono fortunata a vivere a Parma.

Le capita quando sente di voler spiccare il volo; quando l’orizzonte si avvicina troppo alla finestra di casa e minaccia di sfondarla, ed è come se qualcuno si mettesse a contare le ore, tac, meno una, tac meno due, quando ti decidi a partire? Tac meno una settimana. Un mese. Un anno. Allora, hai fatto i bagagli?

Parma è bella più di una cartolina, a patto che vivere dentro una cartolina sia bello.

Sua nonna diceva sempre così quando parlava di una città gradevole all’occhio, vivibile, ben curata, con tutte le cosine a posto.

“Cara, è bella come una cartolina, un giorno ci andremo insieme, vero?”.

Non che sua nonna ne avesse viste tante di città, dal paesello natio non si era mai mossa, se non sporadicamente per qualche ricorrenza o impellenza famigliare: matrimoni, battesimi, funerali di fratelli e cugini alla lontana, qualche breve week end alle terme per via dei reumatismi che sgranocchiano le articolazioni come fossero noccioline.

Sua nonna parlava per sentito dire, ma con un tale trasporto, una foga così genuina, che pareva ci avesse realmente vissuto, lei, in quelle città belle come una cartolina.

Siena, per esempio, coi suoi colli mansueti e la piazza centrale a forma di conchiglia, in cui aveva vissuto il suo primogenito dopo che aveva letteralmente perso la testa per una bella ragazza senese; Parigi in cui era approdata la sorella minore negli anni Sessanta, inseguendo un sogno nel mondo della moda che poi si era infranto contro un matrimonio sbagliato; e poi Bergamo Alta, bella come una signora un po’ demodé, due giri di perle attorno al collo e il portamento fiero: più di una bella cartolina, dunque, in cui per circa un decennio aveva vissuto il fratello minore.

Ecco, si dice Laura, tagliando a gran passo da Borgo Giacomo Tommasini verso Via Della Repubblica “Ecco, io da qui prima o poi me ne devo andare, anche se è una città bella come una cartolina. Ma chi l’ha detto, poi, che dovrei restarci per sempre solo perché ci sono nata? Io voglio viaggiare, vedere il mondo, provare a vivere… chessò, a Londra e poi a New York, e… in Australia, sì, in Australia, come le Sorelle McLeod, magari in una fattoria, o…”.

Matilde!

Guarda l’orologio, lo afferra con entrambe le mani, ce l’ha appeso al collo, una borsa rotonda davvero bizzarra, a forma di vecchio orologio color bronzo, che funziona per davvero.

Caspita, le 10 e deve fare ancora un mucchio di cose. Intanto, incontrare al Tcafè la sua amica Matilde che le deve presentare…

“La mia nuova compagna, ci tengo Laura. Devi essere la prima”.
Perché io?
Perché la prima?
Il suo amore.
La sua nuova ragazza.
La fidanzata giusta, finalmente.
La sua nuova musa…
Come si comporterà? Come mi comporterò?
E se non le dovesse piacere? E se non mi dovesse piacere?

Non che sia la prima volta che Matilde le presenta una nuova fidanzata ma per lei, nonostante tutto (tutto quello che si ostina a ripetere: Io? Io sono una donna aperta, moderna, progressista. Io non giudico. Io sono una scrittrice. L’amore è amore… potrebbe capitare anche… a… me, d’innamorarmi di una donna, o no?) non è mai facile immaginare la sua amica Matilde, che conosce dai tempi dell’asilo, la stessa ragazzina tutta lentiggini e cioccolatini infilati nelle tasche, con cui sognava di girare il mondo a bordo di una mongolfiera, la gemella d’affinità elettive con cui si era scambiata la promessa che mai si sarebbero sposate, farsi rovinare l’esistenza dalla visione piccolo-borghese della vita? Mai! Al più fidanzate con uomini forti, capaci di tenergli testa, artisti come loro, ovviamente, visionari e coraggiosi…

Ecco, non è facile vederla insieme ad un’altra donna e pensarla a letto con lei.

Matilde fino ai suoi, diciamo venticinque-ventisei anni, non faceva che saltare da un ragazzo all’altro, tutti fustacchioni palestrati alla Lorenzo Lamas, il bellone di Renegade, capelli selvaggi e pettorali scolpiti. Altro che artisti visionari!

Poi, un bel giorno, qualcosa era cambiato e Laura si era sentita dire dalla sua più cara amica: Laura, ti devo parlare. Dimmi, che c’è, tutto bene, vero Matty? Non saprei, è che… Cosa, Matty? Che mi sono innamorata. Fosse una novità, allora posso stare tranquilla. La è una novità, questa volta… si tratta… Vuoi dire che questa volta il tuo artista visionario e coraggioso l’hai trovato, finalmente? No, non l’ho trovato, ma sei sicura di avere un minuto, anche più di un minuto? Certo che ce l’ho. Allora siediti, ti devo parlare. Ma posso restare anche in piedi. No, preferisco se ti siedi. Mi stai spaventando così, Matty. Non devi, te l’ho detto: mi sono solo innamorata ma questa volta… si tratta di…

Una donna.

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