3. L’amore che non c’è più

“Eccola!”. Laura solleva lo sguardo, deglutisce l’ultimo sorso di spremuta, si pulisce le mani sul tovagliolino di carta.

Matilde e la sua amica sono lì, in piedi, con le loro borse a tracolla e il dolcevita verde bottiglia a collo alto, lei; color melanzana l’altra.

Laura si alza, la sedia barcolla, l’afferra per lo schienale, si sente impacciata come a un primo incontro amoroso, tenta di dissimulare. Le servono pochi secondi per sentire dentro di sé quel turbinio di emozioni che spinge per uscire: sono troppe per poterle decifrare. Troppe per nominarle e rimetterle momentaneamente al loro posto.

C’è la gioia, quella sì, di rivedere Matilde dopo parecchi mesi di distacco, e la sorpresa nel constatare che la sua nuova ragazza è così diversa dalle altre due, intanto sembra molto più grande di loro, una donna matura, volto vissuto, portamento sicuro; e poi Laura si sente confusa, irrequieta, ma forse quello non ha a che fare con loro, piuttosto col rapporto sbrindellato col suo fidanzato. Prendiamoci un periodo di riflessione, gli aveva proposto Laura dopo l’ennesima lite, credeva che lui si fosse impuntato come sempre, parliamone e chiariamo, i problemi non si affrontano prendendone le distanze; e invece era stata (momentaneamente) liquidata con quel secco, impietoso, inesorabile: ok.

“Ciao, piacere, io sono Aurelie”.

Prima che qualsiasi parola riesca ad affacciarsi dalle sue labbra, la donna la precede col suo suadente accento francese, allunga la mano, afferra la sua e gliela stringe.

“Piacere” dice Laura, ancora impacciata.

“Amore mio, vieni qui, quanto mi sei mancata!”. Matilde la strangola in uno dei suoi abbracci, vigorosi, eccessivi.

Si mettono a sedere, ordinano caffè, cappuccini, brioches, tanta acqua. Matilde ha sempre bevuto tanta acqua. L’acqua rigenera, depura, rimette tutto in moto, lascia indietro le brutturie. E’ sempre stata una fissazione quella dell’acqua e per anni ha cercato di far sposare la stessa causa idrica all’amica del cuore.

Da che ne ha memoria, Laura ricorda la sua amica lentigginosa armata di bottiglie di acqua, borracce, cannucce, ne ingurgitava litri, senza misura. All’epoca seguiva un regime alimentare davvero bizzarro, tanta acqua, tanta frutta, nessuna verdura, solo farro, riso rosso e spezie a go-go. Era dimagrita fino a diventare quasi invisibile, poi era passata alla dieta iperproteica abbandonandola nel giro di pochi mesi, e poi a quella vegana, ma non era tagliata per tanta filosofia, giustissima certo, ma tutto troppo complicato.

Ma tra tutti quei cambiamenti era rimasta fedele ad una sola dea: l’acqua che rigenera, depura, rimette tutto in moto, lascia indietro le brutturie.

“Allora, mi sembra stiate molto bene insieme” dice Laura che si sta lentamente sciogliendo.

“Direi di sì” ride Matilde carezzando una mano della fidanzata.

Senza dare troppo nell’occhio Laura da il via all’esplorazione. Sono i dettagli, specie quelli più imperscrutabili, quelli che sfuggono agli altri, a rivelare l’identità di una persona. I dettagli non mentono, l’insieme casomai.

Le labbra forse un po’ troppo sottili ma con un tratto deciso e appassionato, il colore insolito dell’iride, un nocciola che tende all’ocra e i denti grandi, pronti a sbranare la vita. I denti di chi sa cosa vuole e come ottenerlo, e le mani calme e affidabili.

Mani calme, si ripete Laura, sorseggiando la sua spremuta, a differenza di quelle della sua amica Matilde che non sanno mai dove stare.

“Dove vi siete conosciute?” chiede Laura.
“Bien , bien, nous avons rencontré… ci siamo in… ”.
“Incontrate” le suggerisce Matilde.
“Ici, ehm… ci siamo incontrate in Alsazia. Io sono Alsaziana da quattro generazioni”. Lo dice come una ragazzina che ripete il verso di una poesia difficile.
“Alsazia? Non sapevo che fossi andata in Alsazia, Matty”.
“In questi mesi, vero, ragione-ragionissima, ci siamo sentite troppo poco, perdonami perdonami perdonami. Puoi perdonarmi, amore mio grande?”.

Matilde sfodera uno dei suoi sorrisi, avvolge con un braccio le spalle di Laura, la tira a sé. Quanto le è mancata la sua presenza, quell’energia travolgente capace di dissipare ogni malessere. E le loro telefonate nel cuore della notte, quelle confessioni senza freni, senza inibizioni. Con nessun’altra Laura si sente così libera di dire ciò che realmente pensa, di essere se stessa senza doversi scusare o aggiustare. Da lei non si è mai sentita giudicata, Matty è la persona più libera, franca e indipendente che conosca.

“Ti perdono, certo che ti perdono, ma fa così anche con te, ehmm…”.
“Aurelie, come no? Lei è così, per questo Je l’aime”.
“Anch’io la amo” pensa Laura “e tu vedi di non portarmela più via”.

A volte ci ha pensato, fosse stata lesbica forse sarebbe stato tutto più facile in amore. Più facile stringere un sodalizio profondo con l’altra persona, più facile capirsi senza parlare, amarsi senza pretese, convivere senza farsi la guerra per le piccole cose. Ma poi, un giorno in una trasmissione televisiva, in cui si parlava di relazioni omosessuali, una donna aveva rivelato i pro e i contro della sua relazione sfatando molti miti. Davvero credete che tra due donne tutto sia più facile? Non lo è affatto, a volte ci si fonde talmente tanto da confondere le esigenze dell’una con quelle dell’altra, e le affinità, gli stessi bisogni, portano a pretendere troppo, a volere più di quanto l’altra persona sia disposta a concedere, o sia capace di dare.

E allora, Laura quella notte d’insonnia, si era detta che si sarebbe tenuta il suo fidanzato così com’era, con i suoi pregi e i suoi difetti, anche se sempre più spesso faticavano ad andare a tempo, a sentirsi in sintonia, c’era sempre una nota stonata a rovinare la fragile partitura su cui tentavano ogni giorno di erigere il loro futuro, ma quando la situazione sembrava rimettersi a posto, lui doveva partire per uno dei suoi viaggi di lavoro e lei veniva risucchiata dalle sue storie, dai suoi personaggi, e tra loro si innalzavano muri di silenzio.

Cos’è quella faccia buia, Laura, dove sei andata a finire ora? La mia amica è così, tutto un volo pindarico, lei pensa troppo, io glie l’ho sempre detto: pensare troppo non fa bene alla salute, fai come me, vivi, vivi e basta!.

La cameriera arriva con un vassoio carico di leccornie: pasticcini alla crema, spremute, torte al cioccolato.
Laura pensa al suo amore che forse non c’è più, svanito. Alla passione che sembra essersi dileguata e al fatto che non senta più la sua mancanza.

Cosa è successo?

Un tempo non era così, stava lontana da lui due giorni e sentiva di soffocare.

Ti è piaciuto questo racconto?

Media dei voti: / 5. Voti totali:

È bello sapere che ti sia piaciuto il racconto...

Segui La Signorina Write sui social!

We are sorry that this post was not useful for you!

Let us improve this post!

Vuoi condividere questa pagina?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *